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ORGOGLIO CALPESTATO o ELISOCCORSO?

di Pam   —   29 maggio 2017

Forma fisica: zero. Sonno arretrato: parecchio. Caldo torrido.

L'unica cosa estrema che mi sento in grado di fare in questo periodo sono le olimpiadi di cambio del pannolino, oppure la nutrizione di un under 24 mesi e un under 6 mesi in contemporanea (credetemi: nemmeno la dea Kalì).

Ci sono insomma tutte le premesse per uno scoppiettante week end in parete. 

Sabato mezza giornata di allenamento su palestra di roccia tra Lirone e Gallivaggio e domenica pronti per la terza via della mia vita.

Val Bodengo, placche di Boggia. Vista paradisiaca.  Però...

...il paretone è di roccia nera, esposto a sud; mezzo litro di acqua in due; sono le ore 12.05 di una torrida giornata di fine maggio.

Tutto regolare!

Si comincia con una bella calata in doppia che ci porta ai piedi del paretone. Comincio con la solita ansia di aver messo il discensore al contrario e già mi vedo rotolare come Willy il coyote. Penso sempre che sarebbe meglio che io scendessi prima in modo che Giorgio possa controllare che sia tutto in ordine prima che io precipiti di sotto.

Ma riflettendoci non è una bella idea. Dovrei cercare io la sosta su quell'oceano di roccia nera e per di più attrezzare una sosta 'sicura'. Naaaa. Piano B è meglio. Minimizza i rischi di morte per precipizio a una persona. 

Arriviamo finalmente a terra sudati come se avessimo corso la mathon du sable e ancora non abbiamo fatto il minimo sforzo! 

Per fortuna la scalata ha inizio da un torrente ingolato di un verde meraviglioso con invitanti pozze d'acqua fresca. Diamo inizio allo acquashow di veri delfini di montagna.

Il sollievo dura poco perchè tempo di far sicura e cominciare a salire, siamo già asciutti come pampers ultra dry (scusatemi: ormai mi vengono solo paragoni col mondo under 2).


Il primo tiro però tutto sommato reggo bene dai. Dal secondo comincio ad avvisare malessere ai piedi. La parete ha una temperatura di circa 45° ed è difficile appoggiarci le mani. Vorrei togliermi le scarpe ma 2 le cose che mi frenano:

a) non sono sicura che non le farei cadere nell'opera di rimozione e apposizione (willy il coyote mi sta appollaiato sulla spalla)

b) togliere le scarpe a che pro se non posso appoggiare la pianta del piede senza friggere i calli?

Soffro ma rimango concentrata sulla sicura che devo fare a Giorgio. 

Al terzo tiro calpesto senza il benchè minimo rimoroso il mio orgoglio (e tutte le regole del bon-ton dell'arrampicata). Nell'ordine:

-utilizzo gli spit sia come presa per le mani, che come appoggio per i piedi

-mi appendo a Giorgio

-mi faccio tirare su tipo sacco di patate in qualche punto ostico

-arrivo alla sosta e non faccio nulla. Tipo ameba aspetto che faccia tutto lui!

Ma siccome le alternative erano solo due -orgolio calpestato o elisoccorso- (giacchè l'unico modo per tornare alla strada è rialisare), non ho avuto davvero nessuna esitazione.

NdA Un consiglio: se siete un arrampicatore alle prime armi, è meglio iniziare da una parete in cui si salga e si possa eventualmente ridiscindere se uno non ce la fa. Perchè una parete che inizia con una calata significa che l'unico modo per sopravvivere è risalire.

Il quarto tiro comincio a pensare che avrei almeno potuto fare testamento. Mi gira la testa come la trottola di Giovanni che fa suonare la sirena dei pompieri. Maledetta sirena! Non si può spegnere?

Oppure è la sirena dell'ambulanza che sta venendo a prendermi? 

Quinto tiro: Deus exmachine: eddai! tirami giù sta scala a pioli in modo che io possa in tutta sicurezza risalire e tornare alla macchina. Non ti piace la scala a pioli? Va benissimo anche un'ascensore, un montacarichi. Prometto che ti costruirò un altare che manco Abramo!

Sesto tiro: il sole mi ha bollito il cervello oppure quella è la strada? E' un miraggio ne sono certa.

Un clacson? Lo sapevo ho le allucinazioni dell'udito (i sensi mi si son confusi).

E invece no! E' il lieto fine che non mi aspettavo più!

Giorgio mi hai portata sana e salva alla macchina anche questa volta. Principe azzurrissimo! Torniamo dai topoli e contiamo le margherite che hanno raccolto.

 
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